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Dirittoalgioco.it

A promozione della cultura ludica partecipata ed inclusiva

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GLI STRUMENTI DEL LABORATORIO PER PROMUOVERE GIOCO INCLUSIVO - Diritti in gioco –

INTRODUZIONE agli strumenti didattico metodologici adottati

Solitamente, alle docenti dei gruppi classe che hanno già svolto una prima volta il laboratorio “Diritti in gioco” generalmente centrato sugli “Ostacoli al gioco all'aperto” - e che desiderano approfondire e tornare sulla questione dei Diritti, la Partecipazione e la Convenzione - viene proposto loro un laboratorio (sempre ricco di strumenti inter-attivi come per la versione precedente) che centra l'attenzione su due nuovi aspetti:
- un punto di vista nuovo con cui fare esperienza e confrontarsi con agli altri/e, quale quello dei “reporter in erba”, di una figura cioè che per necessità entra in relazione con il territorio che abita, al di fuori della scuola, prevedendo l’uscita in strada/piazza per realizzare un’attività d’indagine ed intervista degli adulti (i passanti) da parte dei bambini/e stessi/e su argomenti che sono stati approfonditi durante il laboratorio stesso;
- un tema aggiuntivo/nuovo su cui si centra l'indagine e l’intervista, un tema che è “sviluppo” di quanto fatto l’anno precedente, e cioè focalizzando l'attenzione sull'articolo 23 della Convenzione (le perone con disabilità e della conseguente loro parità di accesso ai Diritti)

Quest'articolo, se associato se all'articolo 31 (il Diritto al gioco) diventa il diritto al “gioco inclusivo” per tutti/e.
Per “sviluppo” si intende che, al tema avviato con l'indagine interna sugli “Ostacoli al gioco all’aperto” (ed il loro possibile superamento attraverso l'esercizio del loro empowerment, di risposte, con azioni e con pratiche che hanno un carattere accessibile, realistico, assertive fornite dai “minori”, stimolando la condivisione ed il confronto tra i bambini/e stessi/e) si associano anche considerazioni sull’inclusione sociale.
Si allarga cioè l’orizzonte sulla prospettiva e la sensibilità umana di considerare la diversità/minoranza, a partire dalla domanda: “Come mai è cosi' difficile, raro, vedere bambini/e con disabilità giocare nel parco?”.
Fare questo senza che fissare il termine “diversità” all'aspetto della disabilità, ma anche “vedendo” le tante diversità che possono essere oggetto di “discriminazione al gioco e al giocare con gli altri/e” (come l'obesità, il genere, la cultura, il colore della pelle … ciò che dal gruppo classe emerge se opportunamente stimolato).
L'esclusione sociale dal gioco a partire da se è la strategia di avvio ed il problema su cui si ci focalizza nel secondo turno di adesione al laboratorio “Diritti in gioco”, assieme alle possibili soluzioni accessibili/realistiche che i “minori” stessi possono operare dal loro punto di vista per ovviare, limitare, prevenire la discriminazione – sia a partire dal compagno/a di banco e sia verso coloro che non si conoscono.

Inoltre, lavorare sul tema del “reporter in erba” implica di definire un obiettivo molto importante inerente il linguaggio verbale. E' possibile ed è doveroso preparare “il/la giornalista in erba” a saper nominare/descrivere con buona oculatezza tanto il problema che le sue soluzioni, maturando un linguaggio verbale tale che sia capace di “fermare il passante” sullo stimolo che gli si lancia, di modo che sia possibile saper sostenere un possibile “confronto” con l'altro/a che non si conosce, aprire (con lui o lei che per la prima volta li si incontra in un luogo pubblico senza la mediazione dell'adulto insegnante/genitore) un'argomentazione di opinioni ricorrendo a parole con senso si potrebbe.
Assieme ad una simpatica e buona confidenza in se stessi/e, cogliere quest'obiettivo richiede una superiore ricchezza semantica: la disponibilità da un appropriato “dizionario nella testa”, nonché di una buona fluida articolazione del pensiero che diventa discorso.
Il laboratorio necessariamente deve condurre ad una superiore forma di comprensione del termine “inclusione sociale”. Ciò lo si può raggiungere in diversi modi, ed uno dei modi più vicini al bambino/a di oggi è quello di usare le immagini ed i racconti.

Questo permetterà al gruppo classe, ed ai singoli/e, di elaborare domande più precise, più complesse, che centrano l’argomento, che diventa anche un saper ascoltare e anche un interesse a cogliere il senso delle risposte raccolte dalla gente intervistata, nonché poter sostenere una eventuale discussione tra opinioni diverse con l’adulto stesso che si sta intervistando.
Trattare questo significa – come lo dichiara uno tra i massimi esperti di partecipazione con la sua “Participation ladder” di Roger Hart, (tradotta dall'Arci di Genova) è ambire al massimo grado di protagonismo dei bambini/e, di esercizio del loro potenziale di “agency sociale”(punto 8 (ed ultimo) della scala, “child-initiated, shared decision with adults”, i bambini/e iniziano/avviano e condividono le decisioni con gli adulti, questo prevede che loro sino abili a discutere a pari livello).

COME ESPLORARE e SOCIALIZZARE SIGNIFICATI ATTRIBUITI ALLA STESSA PAROLA, PROVENIENTI DA PERSONE DIVERSE

Al fine di fare emergere il proprio ed altrui punto di vista (nonché quello di ciò che è “altro” esterno al gruppo classe) rispetto all’elaborazione personale e di gruppo del termine “inclusione” (prima di vestire i panni del/della giornalista provetto/a) si sono adottate diversificati percorsi e modalità:
- il racconto personale, il partire dall'ascolto/espressione della narrazione (cogliere le immagini che sono nel discorso di parole) del/della compagno/a di banco che esprime in coppia, in piccolo gruppo, alla classe “di quella volta che” si è stati/e esclusi dal gioco, ad esempio non si è accettato quel bambino o quella bambina per il fatto di essere maschio o femmina, l’altro genere nel gioco di soli maschi di sole femmine?”; oppure di che cosa fate, reagite, comportate quando siete stati/e esclusi/e dal gioco? O che cosa fate, come reagite e comportate per farvi riaccettare nel gioco con altre persone? Come anche di quella volta che invece sieste stati/e accolte nel nuovo gruppo
- di qui il passo è breve per proporre al gruppo classe la teatralizzazione, il gioco delle scenette che da leggera modalità di approccio al problema ben presto si scopre coinvolgente modalità per affrontare seriamente il problema, la messa in scena di uno o più di questi piccoli drammi che solitamente a tutti/e sono capitati e continueranno a capitare nella vita;
- come anche l’intervento racconto con Rosa (mamma di una bambina portatrice di disabilità), che solitamente e nel suo compiersi è anche diventato un rispondere alle curiosità dei bambini/e;
- oppure vedendo il video “come divertirsi al parco anche stando in carrozzella - parchi per tutti”;
- o anche con l’attività di visione in proiezione LIM di una raccolta di logo, simboli, immagini che rappresentano l’inclusione (ciò che altre organizzazioni hanno già elaborato per dichiararsi al mondo) denominata "I colori dell'inclusione";
- e soprattutto su di un loro funzionale, pratico, utilizzo di quanto appreso per risolvere un problema concreto, con una ideazione grafica quale il contribuire ad aggiornare il logo del progetto della Festa del diritto al gioco di Ravenna.