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I GIOCATTOLI DIMENTICATI

di Monica Piancastellimonica piancastelli

Give me my childhood again “ Adam Zagajewski

Da bambina ho giocato tantissimo. Fuori, sulla strada, nelle sere d’estate, c’eravamo noi, una banda di bambini e bambine che abitavano tutti nella stessa via, a “cul de sac”, nel centro della cittadina di provincia. Che fortuna! Non passavano macchine e le uniche auto presenti erano quelle parcheggiate davanti alle rispettive abitazioni, perché a quei tempi, negli anni ’60, quasi nessuno aveva un garage. Erano altre le cose importanti in una casa, per esempio avere una cantina dove poter imbottigliare il vino o tenere una stia per i capponi appena portati dalla campagna e in attesa di essere spennati per celebrare le festività o stoccare la frutta raccolta in campagna; non c’erano neppure i doppi bagni anche se la famiglia era numerosa.
Ricordo mia madre che, alle 11 di sera, ci chiamava dal terrazzo per farci rientrare ma noi non eravamo mai stanchi di giocare a nascondino, a rubabandiera, ai quattro cantoni, a strega in alto, al gioco della settimana, a girare in bicicletta, a fare il gioco della finta cucina con caalbero saltatappo ingrandimento chi e foglie e rami e quello che si poteva trovare sul marciapiede o dagli alberi e arbusti che scendevano oltre le recinzioni dei cortili. xiloareofani churinga ingrandimento
E poi il gioco tanto amato con le bambole, o quelli inventati con i Cicci Bum di carta del Corriere dei Piccoli o ancora i giochi improvvisati in cantina dove le mamme preparavano la salsa di pomodoro.
Insomma i ricordi sono tanti ma la passione dell’archeologia era in agguato ed in essa ho realizzato la mia vita lavorativa finché non è nata mia figlia ed allora sono ridiscesa nei miei ricordi di bambina e ho riscoperto la bellezza del giocare, dell’inventare; mi è piaciuto riciclarmi nei laboratori ludodidattici e soprattutto scoprire che le mie mani non sapevano solo scavare la terra e studiare reperti archeologici ma potevano anche tagliare il legno, scartavetrare, piantare chiodi, decorare. Le mie mani, ancora una volta, mi hanno regalato felicità. ingrandimento
cavallini legno ingrandimento La mia contentezza stava però anche nel mostrare le mie creazioni alle bambine e ai bambini in occasione di mostre, mercatini, fiere. Certo a parte qualche pezzo, i giocattoli che costruisco non li ho inventati io, sono i giocattoli della tradizione popolare realizzati con legno e materiali di riciclo; la loro origine non è sempre nota, per trovarla o perlomeno per avvicinarsi ad essa, spesso occorre andare indietro addirittura di millenni, come nel caso della trottola.
Chi li costruisce non inventa nulla di nuovo ma può sempre apportare qualche variante personale, vuoi nel meccanismo, vuoi nella decorazione.

Per esempio io ho attinto dall’arte preistorica per pitturare i miei xiloaerofoni (sul modello dei churinga australiani), i cavallini della giostra o per realizzare i cavallini a dondolo sulla sagoma del primo cavallo scolpito da Homo sapiens su avorio, un cavallo lungo pochi centimetri, rinvenuto in una grotta a Vogelherd, in Germania e risalente a 37.000 anni fa.
Tutti questi balocchi hanno potenzialità infinite perché usandoli è possibile coinvolgere grandi e piccini raccontando di ecologia, antropologia, letteratura, scienze e arte ma, a parer mio, la cosa forse più preziosa è proprio il processo di costruzione di questi giocattoli che dona, a chi lo compie, adulto e bambino o bambina, un viaggio senza tempo; è come rimanere sospesi in una dimensione atemporale che si sperimenta solo nell'Infanzia dove regnano fantasia ed immaginazione.

serpentello con gatto sognatore ingrandimento

La meraviglia del “non tempo” è sentire di poter giocare per sempre.

Nell’Infanzia il tempo non esiste. E’ una dimensione sconosciuta, o meglio il tempo é solo ciò che avviene nell’istante, ovvero è tutto Presente. La Bambina pensa che tutto sarà così per sempre, non sa che gli istanti che sta vivendo saranno un Passato, ella vive costantemente nel Presente, non conosce né Passato né Futuro e le sue azioni ed i suoi pensieri sono improntati a questo.

La meraviglia del “non tempo” è sentire di poter giocare per sempre; la Bambina non sa fino a quando sarà bambina né tanto meno se lo domanda e tuttavia gode al massimo di ogni suo gesto, di ogni sua esplorazione. Le cose l’affascinano perché sono lì, davanti a lei, in trepidante attesa, non è lei trepidante, bensì è il mondo che la circonda ad esserlo, che l’avvolge e che si rivolge a lei, la quale ne fa il suo balocco.

I giocattoli dimenticati