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SFONDI: che scatole!che scatole

Scatole colorate e ripiene per il gioco delle costruzioni giganti

Il doposcuola Arci-Bombo prima e la scuola dell'infanzia “Arcobaleno dei bimbi” poi, a conseguenza del laboratorio "Che scatole!", hanno arricchito la Festa con una proposta ludica eccellente: tante scatole di cartone, riempite a pressione di palle di carta ben accartocciate (come efficace riempitivo per mantenere più a lungo la forma dell’involucro di cartone), variamente vestite di tempera, che ha tinto la struttura di un centinaio di scatoloni di media grandezza e buon spessore, tutti rinforzati a più giri di nastro da pacchi largo anch'esso variamente colorato. Queste sono state proposte come mattoncini giganti per il gioco delle costruzioni, chiaramente ispirandosi alla famosa proposta commerciale che (in piccolo) sempre fa presa sui piccoli/e di tante generazioni che si sono susseguite dagli anni '50.
Questa è stata la prima risposta adottata ed in linea con l’invito rivolto da Mauro Cervellati (referente nazionale dell'Unicef Italia), quando fu da noi chiamato in conferenza in apertura della prima edizione della Festa. “Se c’è qualcosa su cui insistere” – ci propose il referente Unicef – "è di adottare il più possibile idee di gioco convenute CON i bambini e da loro promosse, piuttosto che delle attività “preconfezionate” PER i bambini/e, che già abbondano e strutturano il tempo libero dei minorenni fino alla saturazione".
Queste “scgiocare con le scatole di cartoneatole colorate ripiene” una volta lasciate sul posto (in un area ben definite ed all'ombra del parco Manifiorite), hanno permesso di osservare come un diverso mix di bambini e bambine, di diversa età, si sono succeduti/e nel giocare con questo materiale sia in forma individuale, che in coppia o in piccolo gruppo - il tutto secondo un autonomo definirsi di relazioni interpersonali e giochi con il materiale loro proposto. Un materiale “da costruzione”, a giudicare dalle foto scattate, che colgono momenti vari accaduti nell’arco di tutto il pomeriggio di Festa, anche sotto l’occhio e presenza discreta dei genitori di bambini/e anche molto piccoli, che erano lì presenti e che prevalentemente si sono limitati ad osservare, evidentemente giudicando l’attività imbastita come “sicura”.
Il primo anno in minor numero, e poi più di un centinaio di scatole colorate hanno contribuito a rallegrare il parco dando occasione ai bambini/e di età diversa di esercitarsi in giochi noti ed altre bizzarrie, che solo chi giocava ha avuto modo di apprezzare nel suo “habitus ludicum”. Individualmente o con il genitore, soprattutto per i bambini/e di età più tenera, e poi di e in coppia e/o in piccolo o grande gruppo, per i bambini/e di età delle primarie.

E si sono visti tanti e differenti modalità di giocare, rimanendo quasi sempre all'interno della tipologia del “gioco di costruzione”. Classico era notare che, al costruire, faceva seguito il distruggere come parte della stessa attività, della stessa manifestazione di potenza ed affermazione del costruttore/distruttore, prestando però attenzione a non danneggiare i singoli mattoni (che era l’unica attenzione richiesta ai partecipanti, come non camminarci sopra o trovare altre forme per demolirli). Giochi di equilibro, di forza e sollevamento, e controllo, in cui si impilavano i mattoni e li si trasportava in giro, come sfida a se stessi/e o anche competendo con altri che facevano altrettanto fino ad un traguardo. Le tante e svariate tipologie di costruzioni, dalle classiche torri, per giocare a chi le costruisce più alte, ai muri e case, con o senza porte e finestre.

giocare e guardare giocare ingrandimento
animatrici ingrandimento
Il gruppo dell'AGA

Essendo il materiale tanto e bello, variabile nelle dimensioni, era facile assistere ad un continuo rivoluzionare di idee che prendevano forma nelle costruzioni, bambini e bambine di età diverse competevano e collaboravano tra di loro in diversi giochi, scelti da loro, da loro auto diretti ed autoregolati. Qui si è assistito ad una vera manifestazione del gioco spontaneo dei gruppi gioco, che tra di loro si rinforzavano vicendevolmente nelle ideazioni e risoluzioni di problemi prima di natura sociale e poi prendevano forma nell’architettonica.
Dunque, giocare a costruire all’aperto secondo regole, tempi, modalità, e convenute in interazioni non mediate dall’adulto, scelte dai bambini/e stessi, è ciò che in breve definisce il “gioco libero”, iniziato, protratto e concluso dal bambino/a. Un esperienza all'aperto che oggi - e purtroppo - risulta sempre più rara nei nostri contesti urbanizzati.
Non parliamo poi della possibilità di rilevare la presenza dei “gruppi gioco”, genuine e spontanee aggregazioni di bambini/e che giocando, si ritrovano e si frequentano per lungo periodo di tempo, avendo un loro territorio preferito.

Va ad altri tempi la memoria di quelle generazioni che si ricordano di quando si poteva - specialmente per i maschi ed in maggiore libertà - realizzare piccole costruzioni, ricorrendo a legni, assi, pali, martello, corde, chiodi... con o senza l'autorizzazione dei genitori. Ma era possibile anche vedere bambine attuare altre opere di costruzione, relative alla casa e alla sua decorazione ed arricchimento con gadget. Sono giochi di bambini e bambine che riflettevano un mondo di adulti ancora troppo strutturato per ruoli di genere, che spesso diventavano ostacolo al gioco libero, perchè facevano emergere forme di discriminazione di genere, che non lasciavano adito al desiderio latente di manifestarsi.
Oggi questo lo si assiste ancora ma sempre in maggiore rarità (più sospinto dal mercato che trova giovamento dal dividere che dall'unire - vedere i reparti di giocattoli "solo rosa" e quelli "solo azzurri" delle grandi catene commerciali), anche se resta come ostacolo al gioco libero ed all'aperto. I bambini e le bambine hanno bene compreso e piace molto il logo adottato dal progetto, e lo rivelano ogni volta che si avvia il laboratorio "Diritti in gioco".

A Ravenna non è stato ancora praticato, ma forse non è detto che anche noi - in un futuro prossimo - ci si voglia cimentare con la ri-attuazione dei campi Robinson (idea del Comitato Gioco Infantile Italiano degli anni settanta) o degli attuali Adventure Playground diffusi in tutta Europa, purtroppo ancora non da noi.
sfondi che scatole - giocare con mattoncini simil lego www.dirittoalgioco.it

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SFONDI: che scatole!che scatole

Scatole colorate e ripiene per il gioco delle costruzioni giganti

Il doposcuola Arci-Bombo prima e la scuola dell'infanzia “Arcobaleno dei bimbi” poi, a conseguenza del laboratorio "Che scatole!", hanno arricchito la Festa con una proposta ludica eccellente: tante scatole di cartone, riempite a pressione di palle di carta ben accartocciate (come efficace riempitivo per mantenere più a lungo la forma dell’involucro di cartone), variamente vestite di tempera, che ha tinto la struttura di un centinaio di scatoloni di media grandezza e buon spessore, tutti rinforzati a più giri di nastro da pacchi largo anch'esso variamente colorato. Queste sono state proposte come mattoncini giganti per il gioco delle costruzioni, chiaramente ispirandosi alla famosa proposta commerciale che (in piccolo) sempre fa presa sui piccoli/e di tante generazioni che si sono susseguite dagli anni '50.
Questa è stata la prima risposta adottata ed in linea con l’invito rivolto da Mauro Cervellati (referente nazionale dell'Unicef Italia), quando fu da noi chiamato in conferenza in apertura della prima edizione della Festa. “Se c’è qualcosa su cui insistere” – ci propose il referente Unicef – "è di adottare il più possibile idee di gioco convenute CON i bambini e da loro promosse, piuttosto che delle attività “preconfezionate” PER i bambini/e, che già abbondano e strutturano il tempo libero dei minorenni fino alla saturazione".
Queste “scgiocare con le scatole di cartoneatole colorate ripiene” una volta lasciate sul posto (in un area ben definite ed all'ombra del parco Manifiorite), hanno permesso di osservare come un diverso mix di bambini e bambine, di diversa età, si sono succeduti/e nel giocare con questo materiale sia in forma individuale, che in coppia o in piccolo gruppo - il tutto secondo un autonomo definirsi di relazioni interpersonali e giochi con il materiale loro proposto. Un materiale “da costruzione”, a giudicare dalle foto scattate, che colgono momenti vari accaduti nell’arco di tutto il pomeriggio di Festa, anche sotto l’occhio e presenza discreta dei genitori di bambini/e anche molto piccoli, che erano lì presenti e che prevalentemente si sono limitati ad osservare, evidentemente giudicando l’attività imbastita come “sicura”.
Il primo anno in minor numero, e poi più di un centinaio di scatole colorate hanno contribuito a rallegrare il parco dando occasione ai bambini/e di età diversa di esercitarsi in giochi noti ed altre bizzarrie, che solo chi giocava ha avuto modo di apprezzare nel suo “habitus ludicum”. Individualmente o con il genitore, soprattutto per i bambini/e di età più tenera, e poi di e in coppia e/o in piccolo o grande gruppo, per i bambini/e di età delle primarie.

E si sono visti tanti e differenti modalità di giocare, rimanendo quasi sempre all'interno della tipologia del “gioco di costruzione”. Classico era notare che, al costruire, faceva seguito il distruggere come parte della stessa attività, della stessa manifestazione di potenza ed affermazione del costruttore/distruttore, prestando però attenzione a non danneggiare i singoli mattoni (che era l’unica attenzione richiesta ai partecipanti, come non camminarci sopra o trovare altre forme per demolirli). Giochi di equilibro, di forza e sollevamento, e controllo, in cui si impilavano i mattoni e li si trasportava in giro, come sfida a se stessi/e o anche competendo con altri che facevano altrettanto fino ad un traguardo. Le tante e svariate tipologie di costruzioni, dalle classiche torri, per giocare a chi le costruisce più alte, ai muri e case, con o senza porte e finestre.

giocare e guardare giocare ingrandimento
animatrici ingrandimento
Il gruppo dell'AGA

Essendo il materiale tanto e bello, variabile nelle dimensioni, era facile assistere ad un continuo rivoluzionare di idee che prendevano forma nelle costruzioni, bambini e bambine di età diverse competevano e collaboravano tra di loro in diversi giochi, scelti da loro, da loro auto diretti ed autoregolati. Qui si è assistito ad una vera manifestazione del gioco spontaneo dei gruppi gioco, che tra di loro si rinforzavano vicendevolmente nelle ideazioni e risoluzioni di problemi prima di natura sociale e poi prendevano forma nell’architettonica.
Dunque, giocare a costruire all’aperto secondo regole, tempi, modalità, e convenute in interazioni non mediate dall’adulto, scelte dai bambini/e stessi, è ciò che in breve definisce il “gioco libero”, iniziato, protratto e concluso dal bambino/a. Un esperienza all'aperto che oggi - e purtroppo - risulta sempre più rara nei nostri contesti urbanizzati.
Non parliamo poi della possibilità di rilevare la presenza dei “gruppi gioco”, genuine e spontanee aggregazioni di bambini/e che giocando, si ritrovano e si frequentano per lungo periodo di tempo, avendo un loro territorio preferito.

Va ad altri tempi la memoria di quelle generazioni che si ricordano di quando si poteva - specialmente per i maschi ed in maggiore libertà - realizzare piccole costruzioni, ricorrendo a legni, assi, pali, martello, corde, chiodi... con o senza l'autorizzazione dei genitori. Ma era possibile anche vedere bambine attuare altre opere di costruzione, relative alla casa e alla sua decorazione ed arricchimento con gadget. Sono giochi di bambini e bambine che riflettevano un mondo di adulti ancora troppo strutturato per ruoli di genere, che spesso diventavano ostacolo al gioco libero, perchè facevano emergere forme di discriminazione di genere, che non lasciavano adito al desiderio latente di manifestarsi.
Oggi questo lo si assiste ancora ma sempre in maggiore rarità (più sospinto dal mercato che trova giovamento dal dividere che dall'unire - vedere i reparti di giocattoli "solo rosa" e quelli "solo azzurri" delle grandi catene commerciali), anche se resta come ostacolo al gioco libero ed all'aperto. I bambini e le bambine hanno bene compreso e piace molto il logo adottato dal progetto, e lo rivelano ogni volta che si avvia il laboratorio "Diritti in gioco".

A Ravenna non è stato ancora praticato, ma forse non è detto che anche noi - in un futuro prossimo - ci si voglia cimentare con la ri-attuazione dei campi Robinson (idea del Comitato Gioco Infantile Italiano degli anni settanta) o degli attuali Adventure Playground diffusi in tutta Europa, purtroppo ancora non da noi.
Alla fine della Festa tutte le scatole sono tornate da dove erano venute, cioè sono diventate patrimonio ludico per la scuola Arcobaleno, che ha veramente investito tanto tempo e materiali didattici (come il colore a tempera), frutto di una viva collaborazione tra l'esperto, i genitori, le docenti.

Vedere link a "Diritti in gioco"; laboratorio "Scatole ripiene"

giocare con scatoloni nel parco

LINK AD ALTRI SFONDI LUDICI:

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Gymkana in erba
Ragnatela di Arlecchino
Tende e tunnel
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L'albero dei suoni
Slalom di vento
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Il gioco auto organizzato osservato durante le Feste