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CHE SCATOLE !equilibrio

Scatole colorate e ripiene per il gioco delle costruzioni giganti

Per diverse edizioni a partire dal 2016, il doposcuola Arci-Bombo prima e la scuola statale dell'infanzia “Arcobaleno dei bimbi” poi, a conseguenza del laboratorio "Scatole ripiene" protratto per alcuni incontri nelle due comunità, hanno arricchito la Festa con una proposta ludica centrata sul gioco del costruire.

Un centinaio di scatole di cartone di media grandezza e buon spessore, riempite a pressione da palle di carta ben accartocciate, variamente vestite di tempera all’esterno, e tutti ben rinforzati con più giri di nastro da pacchi largo (anch'esso variamente colorato) sono il materiale componente questo sfondo ludico.
Riposte sul prato del parco, le scatole “ripiene”, colorate e rinforzate sono state proposte come mattoncini giganti per il gioco delle costruzioni, chiaramente ispirandosi alla famosa proposta commerciale che (in piccolo) sempre fa presa sui piccoli/e di tante generazioni che si sono susseguite dagli anni '50 in poi.

La proposta non è stata altro che rendere gigante quanto era piccolo e già noto a tutti/e.

All’atto pratico, l’uso di tante palline di carta accartocciate sono risultate un efficace riempitivo per mantenere più a lungo la forma dell’involucro di cartone. Certo, nel gioco è necessario che si comprenda che la forma della scatola per costruire la si mantiene tale se non si cammina o salta sopra la stessa, attività che attrae molto i bambini/e, ma che altrettanto possono bene comprendere di auto-limitarsi – questo diventa più facile se loro stessi hanno contribuito a realizzare la risorsa ludica.

Queste “scatole colorate ripiene” una volta lasciate sul posto ed in un’area ben definita ed all'ombra di un grande albero del parco Manifiorite, hanno permesso di osservare come un mix di bambini e bambine che tra loro anche non si conoscevano, con diversa età, si sono cimentati con questa risorsa ludica sia in forma individuale, che in coppia o in piccolo e grande gruppo - il tutto secondo un autonomo definirsi di relazioni interpersonali e giochi con il materiale loro proposto.

Un materiale “da costruzione”, a giudicare dalle foto scattate, che colgono momenti vari accaduti nell’arco di tutto il pomeriggio di Festa, anche sotto l’occhio e presenza discreta, e in certi casi coinvolta nel giocare, di genitori di bambini/e anche molto piccoli, che erano lì presenti e che prevalentemente si sono limitati ad osservare, evidentemente giudicando l’attività impastita come "sicura".prova di forza

casa di famiglia ingrandimento
grande gruppo ingrandimento
distruggere ingrandimento
che scatole ingrandimento
che scatole ingrandimento
che scatole ingrandimento
gruppo di lavoro ingrandimento

Il primo anno del loro utilizzo le scatole erano in minor numero, e poi lo si è raddoppiato nell’anno successivo rilevando il successo nel loro utilizzo.
“Che scatole!” ha contribuito a rallegrare il parco dando occasione ai bambini/e di età diversa di esercitarsi in giochi noti ed altre bizzarrie, tutte sviluppate nell’espressione viva dell’ “habitus ludicum”. Individualmente o con il genitore, soprattutto per i bambini/e di età più tenera, e poi di e in coppia e/o in piccolo o grande gruppo, per i bambini/e di età delle primarie le costruzioni si sono erette e distrutte di continuo.

Tanti e differenti le modalità di giocare attivate in questo sfondo ludico, rimanendo quasi sempre all'interno della tipologia del “gioco di costruzione”. Classico era notare che, al costruire qualcosa in verticale, faceva seguito il distruggere la cosa come parte della stessa attività, che veniva ripetuta. Della stessa manifestazione di potenza ed affermazione del costruttore/distruttore il costruire in orizzontale, prestando sempre attenzione al non danneggiare i singoli mattoni.
E poi si sono visti molti giochi di equilibro e bilanciamento dei pesi per tentare i costruire ed andare sempre più in alto, o di trasportare “la torre” e controllo, in cui si impilavano i mattoni e li si trasportava in giro, soprattutto come sfida a se stessi/e. Di forza, con il sollevamento e trasporto del maggior numero di mattoni di cartone, o anche competendo con altri che facevano altrettanto fino ad un traguardo.
Le tante e svariate tipologie di costruzioni, dalle classiche torri, per giocare a chi le costruisce più alte, ai muri e case, con o senza porte e finestre.

Essendo il materiale tanto e bello, variabile nelle dimensioni, era facile assistere ad un continuo rivoluzionare di idee che prendevano forma negli assemblaggi, bambini e bambine di età diverse competevano e collaboravano tra di loro in diversi giochi, scelti da loro, da loro auto diretti ed autoregolati. Qui si è assistito ad una vera manifestazione del gioco spontaneo dei gruppi gioco, che tra di loro si rinforzavano vicendevolmente nelle ideazioni e risoluzioni di problemi prima di natura sociale e poi prendevano forma nell’architettonica.

Non parliamo poi della possibilità di rilevare la presenza dei “gruppi gioco”, genuine e spontanee aggregazioni di bambini/e che giocando, si ritrovano e si frequentano per lungo periodo di tempo, avendo un loro territorio preferito.
Per il gioco delle costruzioni, va ad altri tempi la memoria di quelle generazioni che si ricordano di quando si poteva - specialmente per i maschi ed in maggiore libertà - realizzare piccole costruzioni, ricorrendo a legni, assi, pali, martello, corde, chiodi... con o senza l'autorizzazione dei genitori. Ma era possibile anche vedere bambine attuare altre opere di costruzione, relative alla casa e alla sua decorazione ed arricchimento con gadget. Sono giochi di bambini e bambine che riflettevano un mondo di adulti ancora troppo strutturato per ruoli di genere, che spesso diventavano ostacolo al gioco libero, perchè facevano emergere forme di discriminazione di genere, che non lasciavano adito al desiderio latente di emulare l’altro sesso di manifestarsi.
Oggi questo lo si assiste ancora ma sempre in maggiore rarità (più sospinto dal mercato che trova giovamento dal dividere che dall'unire - vedere i reparti di giocattoli "solo rosa" e quelli "solo azzurri" delle grandi catene commerciali), anche se resta come ostacolo al gioco libero ed all'aperto.
A Ravenna non è stato ancora praticato, ma forse non è detto che anche noi - in un futuro prossimo - ci si voglia cimentare con la ri-attuazione dei campi Robinson (idea del Comitato Gioco Infantile Italiano degli anni settanta) o degli attuali Adventure Playground diffusi in tutta Europa, purtroppo ancora non da noi.

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Il gioco auto organizzato osservato durante le Feste